Wednesday, May 28, 2014

Di uomini e grilli

C'è stato un momento ben preciso, poco prima del (purtroppo) indimenticabile confronto tra il duo Lombardi Crimi e Bersani, in cui ho sinceramente creduto che stesse per succedere qualcosa.
Qualunque cosa, ormai, è meglio della palude dell'immobilità in cui mi sembra che l'Italia sciaguatti da 40 anni. Non mi interessa chi porta avanti il cambiamento, purchè si cambi qualcosa. Vivo quotidianamente in un mondo in cui mi dicono che è cambiato tutto, che cambia tutto sotto il mio naso alla velocità della luce, eppure ho l'impressione che nella politica e nell'amministrazione sia tutto come fu scritto negli anni 60, immutabile, burocratico, una macchina che si autogiustifica e che teme il cambiamento più di ogni altra cosa.
Ecco, in quel momento sembrava che se il Movimento e il PD si fossero accordati, sarebbe cambiato qualcosa: il programma del M5S e le proposte del PD sembravano sovrapponibili in massima parte, dunque le premesse per fare almeno le cose a denominatore comune c'erano.

Non è andata così, e ci sono rimasto male. Ho avuto l'impressione che avevo da piccolo, quando un compagno si offendeva e mandava a monte un bel gioco: "non si gioca più perchè Beppe si è offeso e se ne va con la palla". Tutti mogi, tristi, senza avere bene capito perchè non si gioca, se non perchè "Beppe non gioca più con noi".

Che occasione perduta! E ancora oggi non riesco a spiegarmi bene il perchè; o meglio me lo spiego, ma non mi va giù.
Beppe vuole giocare da solo, lo ha detto e ripetuto. Il mondo che ha in testa è quello in cui solo lui e i suoi sono giusti, senza peccato, onesti; gli altri tutti ladri, assassini, morti che camminano. E qui l'immagine che viene in mente è quella del secondo colloquio del Movimento, con Grillo e Renzi faccia a faccia, "io con te non ci parlo". Non sono le idee, sono le persone: poco importa se vogliamo fare in buona parte le stesse cose, io le voglio fare da solo.



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